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La breve stagione
del ..."Galantuomo" e' quel periodo, di circa tre
mesi, nel quale si consumò l'ultima esperienza
politica del giurista Nicola Cestari, Presidente
della Municipalita' di Montesano, meglio conosciuto
allora col nome di Montissani.
La terribile traversia che lo Stesso dovette subire
puo' inquietarsi nell'ancor piu' tragica vicenda
svoltasi nel Regno di Napoli, tra il Dicembre del
1798 e l'estate dell'anno successivo e che comporto'
l'instaurarsi e poi il prematuro spegnersi
dell'esperienza democratica della Repubblica
Partenopea. Un fuoco di paglia che lascio' sul campo
parecchie teste di cosiddetti "Galantuomini", i
precursori laici della politica, i quali, un po' per
inesperienza, un po' per fanatismo non seppero
rinverdire la felice svolta rivoluzionaria compiuta,
invece, in Francia, dieci anni prima, dai Giacobini
d'oltralpe. Molte verita' dell'eccidio Cestari
vengono, nel testo, fedelmente riportate, anche se
l'Autore non ha inteso produrre un saggio storico,
bensi' "raccontare un trascorso" in termini semplici
e comprensibili, fotografando una realta' nella sua
dimensione piu' autentica. Contestualmente si e'
inteso far luce su un episodio incredibile, ma poco
tramandato dalla memoria popolare, con la
consapevolezza di voler dimostrare che "le cose", a
quei tempi, accadevano anche nei piccoli centri,
come Montessani,
Nell'approfondire l'argomento si e' "scoperto", man
mano, l'importanza dei fatti riguardanti il Capo di
questa antica Municipalita', che hanno avuto un ben
piu' ampio respiro di quello riportato dalla
storiografia imperante che li ha relegati,
stranamente, a mero esercizio di piccole beghe
familiari e conventicole di paese.
Considerazione, pertanto, ingiusta e superficiale,
se si considera la profonda complessita' delle trame
umane e politiche che contraddistinsero la realtà
locale in quel particolare momento storico. Per non
parlare, poi, degli influenti protagonisti, tra i
quali, in primis, Don Nicola Cestari, che e' da
considerarsi, se non altro, tra i piu' travagliati
reggenti repubblicani di una comunità meridionale,
alle prime prove democratiche. E l'Abate Giuseppe
Cestari, prima estensore degli Statuti della
Repubblica Partenopea e poi martire sulle barricate,
erette a Napoli, al Ponte della Maddalena, per
difendere la Libertà, dalle schiere sanfediste del
Cardinale Ruffo.
Esempio, quello dell'Abate, di sintesi credibile fra
il dire e l'essere, al quale in parecchi si
dovrebbero ispirare nella loro attività, non solo
politica.
L'Autore, infine, ispirato "dall'umano trascorrere",
ha voluto sottoporre ai lettori l'esenza concettuale
della "breve" stagione" che, per sintonia interiore,
e' anche quella, fortemente laica di Nicola Cestari.
Uomo difficile, complicato, estremamente
contraddittorio. Vero, pero', e nel morire,
terribilmente coerente. Uomo, con tutte le debolezze
di una modernita' decadente che lo rende
protagonista e, nello stesso tempo, esempio
credibile.
Presentazione:
"I fatti che sono alla base di questo libro di
Felice De Martino sono rigorosamente storici: si
riferiscono alle tragiche vicende verificatesi a
Montesano sella Marcellana ( un appellativo
ottocentesco aggiunto al nome Montesano ma
sicuramente sbagliato) nei pochissimi mesi di durata
della repubblica napoletana proclamata a Napoli dopo
la fuga dei Borboni e l'arrivoi in citta' delle
truppe francesi al'inizio del 1799. I fatti storici
di Montesano e dintorni di quel brevissimo periodo
sono esposti dall'autore con largo uso della
fantasia nella ricostruzione minuta e
particolareggiata, nella rievocazione dei discorsi e
degli atteggiamenti dei protagonisti. Ne viene fuori
un racconto che sembra romanzato, ma in effetti non
lo e'.
Protagonista delle vicende e' don Nicola Cestari,
capo Repubblicano della Municipalita' del paese,
circondato da una moltitudine di sanfedisti e alla
fine ucciso in maniera barbara, mentre la famiglia
riusciva a salvarsi con la fuga: Don Nicola sara'
col tempo vendicato. I suoi ultimi giorni sono
descritti con particolare vivacita' e
verosimiglianza.
Si ha l'impressione che l'autore descriva le vicende
come se fosse stato presente e avesse seguito da
vicino i fatti. Il che e' prova di grande abilita'
descrittiva e merita il piu' ampio riconoscimento.
Italo Gallo
Da "CRONACHE DEL MEZZOGIORNO"
domenica, 7 maggio 2006
EVENTI CULTURALI A SALERNO
Presentato il libro di Felice De Martino: "La breve
stagione del Galantuomo".
Il 5 maggio 2006 presso la
libreria Feltrinelli di Salerno e' stato presentato
il romanzo di Felice De martino.
"La breve stagione del Galantuomo" ( Edizione Marte,
Salerno 2004) L'autore svolge la professione di
architetto, ma conduce in parallelo una fervida
attivita' scrittoria. E' gia' un autore dei romanzi
"La Repubblica dei Gigli Bianchi" (Pironti 1995) e
"Punta Licosa" (Guida 2001) e sta lavorando ad una
nuova appassionante storia scritta al femminile,
sempre costruita sull'intreccio tra fantasia e
storia. La breve stagione del "galantuomo" e' un
testo di "piccola scrittura" che si confronta
inevitabilmente con quel "mostro sacro"
rappresentato dal romanzo storico. Le vicende
narrate si riferiscono a fatti accaduti realmente e
ampiamente documentati relativi alle tragiche
vicende vissute a Montesano sulla Marcellana durante
i pochissimi mese della Repubblica Napoletana del
1799 (instauratasi in seguito alla fuga dei Borboni
e all'arrivo in città delle truppe francesi).
Montesano e' il paese d'origine dell'autore ed e' lo
sfondo anche del romanzo "la Repubblica Dei Gigli
Bianchi", incentrato sulla figura carismatica e
poliedrica del montesanese Filippo Gagliardi.
arricchitosi a dismisura in seguito alla sua
emigrazione in Venezuela. Come nel testo appena
citato anche nel romanzo qui considerato, De Martino
riscostruisce meticosamente eventi storici al fine
di tracciare un filo della memoria spesso spezzato
dal tempo, all'indifferenza, dalle rimozioni poste
in atto dalla collettività verso episodi
eccessivamente drammatici e crudi. Il protagonista
e' il galantuomo Nicola Cestari (fratello dell'Abate
a capo della Certosa di Padula allora proprietario
del feudo Montesano) Egli si fa portavoce delle idee
giacobine oramai diffusesi a macchia d'olio dopo
l'eclatante Rivoluzione Francese del 1789. Rotto
ogni tentativo di accordo con la baronia dei
Berbasio, diventa il primo sindaco democratico di
Montesano e pianta simbolicamente nel paese un
"albero della libertà". La realtà che si trova a
gestire e' di totale anarchia.
La piccola realtà cilentana e' palcoscenico di
contrasti e di violenze profondissime. Giungono lì
anche quattro soldati francesi di ritorno dalla
disfatta subita ad Abukir dalle truppe napoleoniche
nell'agosto del 1798 ad opera del generale Orazio
Nelson: costoro vengono barbaramente assaliti e
trucidati dalla banda degli Abbatemarco legata al
potere baronale restio dell'avvento delle idee
libertarie di stampo francese ...e' la stessa banda
capitanata da un esponente religioso ad ordinare la
congiura e l'esecuzione contro Don Nicola Cestari...
Breve la stagione della sua democrazia a cui segue
la dittatura di Giuseppe Gerbasio. Il Cestari
prelevato nella sua stessa casa, decapitato, il suo
corpo esibito durante una macabra processione
pubblica, "cucinato" su un enorme falò oggetto di un
inenarrabile episodio di cannibalismo. Il romanzo,
con tatto, supportato da una oculata raccolta di
fonti e da uno stile diretto e gradevole, racconta
la grande valenza storica di questa micro-storia
indissolubilmente legata alla macro-storia " da
manuale scolastico" enucleando un messaggio
attualissimo. Come gestire una libertà conquistata
all'improvviso dopo anni di monarchia e/o dittatura?
( basta agganciare il pensiero alla realtà iraquena)...
Le masse non sempre sono pronte; i nuovi governanti
non riescono a riempire le forme delle ideologie con
concrete azioni di governo... piantare un "albero
della libertà'" (come fa Nicola Cestari nel lontano
1799) significa coltivarlo e difenderlo sempre, con
tutte le proprie forze dalle aggressioni di poteri
degeneri.
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