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Critiche e commenti espresse sul libro

ITALO GALLO SCRIVE:

Di questo libro ho avuto notizia da poco, vari ani dopo la sua pubblicazione, e l'ho letto con estremo interese per ragioni legate sia al contenuto riguardante fatti a me familiari, sia alla sua prosa spigliata e accattivante. ne do qui brevemente conto, avvertendo che non si tratta di un romanzo, come potrebbe far pensare il titolo, ma di un racconto rigorosamente storico concernente uno straordinario personaggio, Filippo Gagliardi, nato a Montesano sulla Marcellana ma vissuto prevalentemente in Venezuela, a Caracas e dintorni.
A Montesano, il paese piu' alto de Vallo di Diano, confinante con Padula, il mio paese natale, Gagliardi nacque il 1912, primo di dieci figli di un mugnaio e di una casalinga. A soli 15 anni, nel 1927, emigro' in Venezuela in cerca di fortuna, recandosi a Caracas presso un parente imprenditore. Per dissidi col parente, vi rimase pochi mesi e rientrò in Italia a Montesano. Qui però resistette per breve tempo e ripartì ancora una volta per Caracas. Questa volta, grazie alle sue capacità, gli andò bene: entrato nel settore delle costruzioni, cominciò a guadagnare, si mise in proprio e in pochi anni accumulò una grossa fortuna, arrivando ad essere uno dei più ricchi del paese. A questo punto si circondò di una corte imponente, per lo più di montesanesi suoi parenti ed amici. Nel mio periodo padulese ne sapevo qualcosa da due miei fratelli emigranti in Venezuela nel secondo dopoguerra e divenuti amici di gagliardi.
Sarebbe lungo esporre le vicende venezuelane narrate da De Martino con una particolare verve. esse furono intramezzate da due rientri a Montesano, uno pochi mesi nel 1954, l'altro assai più lungo dal 1958 al 1967. Nel primo rientro (giugno- ottobre 1954) Gagliardi, oltre ad elargire notevoli somme ai bisognosi, mutui a ben 55 comuni della provincia, 105 case di poveer del suo paese, fece eseguire . sue spese edifici pubblici: la caserma dei carabinieri, la chiesa di S.Anna, l'acquedotto comunale, il convento, ecc... Dimostrava cosi che le ue ricchezze erano a disposizione non solo della sua famiglia ( nove tra fratelli e sorelle oltre ai nipoti e al padre) ma d i tutti i richiedenti che ne avessero bisogno, anche all'infuori di Montesano. Tornato a Caracas, cominciò ad attuare nuovi progetti, più grandiosi dei precendenti, non solo a Caracas ma in altre zone del Venezuela. fu questo (1954-1958)<< il periodo d’oro di zio Filippo>>, come scrive il nipote Felice De Martino nel suo libro. Purtroppo tutto si arrestò improvvisamente, alla caduta del dittatore venezuelano Marcos Perez Kimènèz, suo protettore ed amico, rovesciato a furore di popolo. Gagliardi è costretto a fuggire, a causa della rivoluzione locale, nel gennaio 1958 e a trattenersi in Italia fino al luglio 1967. Continuò anche il Italia la sua vita imperiosa, da sultano, anche se in tono minore. Ormai però essa era mutata, irreversibilmente, anche per quanto riguarda i rapporti familiari. Nel 1967 ritornò in Venezuela, dove trovò tutto mutato e non riuscì a riprodurre la situazione precedente. Il racconto di De MartIno, assolutamente veritiero, ha l’andamento di un romanzo senza esserlo. Si legge con piacere e interesse la storia di un personaggio che non credo abbia esempi analoghi nel secolo da poco trascorso

DA "LA REPUBBLICA"
Giovedi' 14 Novembre 1996


CONVEGNI: Nell'incontro di domani sarà presentato il libro "la Repubblica dei Gigli Bianchi" di Felice de martino, edito da Tullio Pironti. partecipano al Dibattito, Antonio Bottiglieri, Gianni de Chiara e Luigi Necco. Coordina Eduardo Scotti de " la Repubblica".

DA "LA REPUBBLICA"
Venerdì 15 novembre 1996


CONVEGNI: "La Repubblica dei Gigli Bianchi" di Felice De Martino edito da Tullio Pironti.
 

DA " IL TEMPO"
Venerdì 29 marzo 1996
Montesano ricorda Gagliardi


La Provincia e' un mondo da ascoltare. E non solo nella splendida narrativa di Michele Prisco. Il mondo dimenticato della
provincia ha il pregio di conservare le storie che appartengono alle nostre radici. E cosi' in " La Repubblica dei Gigli Bianchi"
(Tullio Pironti editore). L'autore Felice De Martino recupera una storia reale dal tono leggendario: la vita di Filippo Gagliardi,
emigrato in America e da qui poi tornato a Montesano, il suo paese natio, per investire le sue ricchezze nel benessere della sua terra.
A Filippo Gagliardi, personaggio fortemente sentito tra la sua gente, l'Amministrazione comunale de Montesano, sabato alle 10.30,
intitolerà l'attuale Piazza Vittorio Emanuele III. Merito e' anche di De martino che ha rispolverato, nel suo romanzo, il valore e
l'orgoglio ( sempre più raro) di una paese per la sua identità.


DA " AGIRE"
Sabato 23 Marzo 1996

Gagliardi di Montesano.

" La Repubblica dei Gigli Bianchi" di Felice De Martino, pubblicato dalla Pironti editore, e' un avvincente lavoro che racconta la
storia munificata di Filippo Gagliardi, figlio delle nostre terre, che continuò a lavorare per il salernitano anche quando emigrò in
Argentina, paese dove conobbe fama e ricchezza.
Originario di Montesano sulla Macellana, Gagliardi resta quale fulgido esempio di cittadino che conserva nel cuore i luoghi che
gli hanno dato i natali, tanto che sono numerose le donazioni fatte fino al giorno della sua morte. L'amministrazione comunale
di Montesano, d'intesa con la ProLoco, ha quindi organizzato la cerimonia di presentazione del libro per sabato 30 marzo alle ore
10.30, presso la locale chiesa di S.Anna, alla presenza, tra gli altri, del vescovo di Teggiao Mons. Bruno Schettino.



DA " IL MATTINO"

Mercoledì 15 Maggio 1996

DE MARTINO
Lo zio d'America

La favola dello zio d'America: con questa espressione si potrebbe riassumere il contenuto del libro di Felice De Martino. La Repubblica dei Gigli Bianchi (Tullio Pironti editore lire 25000). Si tratta di una saga familiare, tra Venezuela e Montesano in provincia di Salerno, rivissute attraverso i ricordi dell'autore. Che e' poi nipote del mitico don Filippo Gagliardi, partito alla volta dell'America in cerca di fortuna, e protagonista del libro. Quello che Felice De Martino racconta e' un sogno, praticamente il sogno di tutti gli emigranti che però nel suo caso, ad un certo punto, sembra vicinissimo a realizzarsi.
Lo zio d'America torna carico di soldi e con una monumentale Cadillac che, per farla entrare in paese, bisogna sbrecciare le mura. I parenti non credono alla fortuna indicibile toccata loro, e una ricchezza insperata si riversa su tutti. Per Montesano e per i paesi vicini del Vallo di Diano e del Cilento, l'antico emigrante sogna grandi opere pubbliche : acqua, luce, una nuova caserma per i carabinieri, una chiesa... E' un sogno generoso, con tratti di grande illusione. E' la ricchezza ad autorizzarlo ,quella stessa che, a un certo punto, sembra rendere possibile tutto, perfino pensare a una repubblica propria: la Repubblica dei Gigli Bianchi, chiamata così in onore di sant'Antonio.
Attraverso i ricordi del bambini, si intrecciano le storie della propria famiglia e quella di tanti emigranti. Il ricordo e' dolcissimo, struggente, venato di quella carica di illusioni trasmessa a tutti dall'entusiasmo del parente arricchitosi in modo insperato. Ma la storia, beninstesa, e' una storia vera. Il pregio maggiore del libro consiste nel fatto che quella descritta nella sue pagine e' la vita semplice di una famiglia non ancora investita da un improvviso benessere: vi si trovano, in un affresco gioioso, i giochi dei ragazzi, la rassicurante dittatura di una nonna e tante madri ( i mariti avevano tutti seguito zio Filippo in Venezuela ), la vita comunitaria del paese.
E una casa come tante della provincia meridionale, dove vivono insieme, zii, zie nonni, parenti vari, tanti "estranei" e un "munaciedd" (che spaventa ma attrae i più piccoli). La ricchezza spezzerà questa vita e condurra' allo smembramento familiare: ognuno farà la propria strada, andrà in città penserà un po' più a se stesso e un po' meno agli altri. Il sogno dello zio benefattore e' destinato a rimanere irrealizzato.
Si vive il momento del miracolo economico e della Grande trasformazione. Il mondo contadino, con il suo patrimonio di cose semplici , di rapporti umani di valori comunitari, e' sconfitto dal dinamismo, dalla praticità, dal "progresso" del mondo nuovo; quello della città, della modernizzazione, del cambiamento a tutti i costi. E forse proprio questo impedisce che il sogno della Repubblica dei Gigli Bianchi si realizzi. O - meglio- si ricostruiscono alcune opere, ma e' come se mancasse l'anima, in fondo, a crederci era solo lo zio Filippo . La Repubblica era il suo sogno. La ricchezza può dare il benessere, ma non creare una comunita' (o una repubblica)...
Lo zio Filippo viene preso da un'altra chimera, ancora piu' ambiziosa. Riparte per l'America e sogna di diventare l'uomo piu' ricco del mondo. Si impegola in un'oscura storia di potere politico che lo costringe ad un fugace ritorno. Poi di lui si perdono le tracce. In patria lascia ciò che aveva seminato: << Aveva creato, generato in seno alla famiglia il virus dei soldi, degli affari, del potere... e la famiglia ormai era stata contagiata irrimediabilmente>>
 

DA "NAPOLI OGGI"
Mercolediì20 maggio 1996


I luoghi del Cilento nei Gigli Bianchi di Felice DeMartino

Una storia per raccontare i luoghi del Cilento. Un romanzo per entrare nella Storia, a cavallo degli anni '60, che ha attraversato la terra di Montesano, in provincia di Salerno. Al fondo di < la repubblica dei Giglia Bianchi>> di Felice De Martino. (Tullio Pironti Editore) c'e' il desiderio di riscoprire, di portare alla luce le radici della sua terra natia, emblema di ogni piccola provincia del Mezzogiorno.
-Ho voluto recuperare le fonti del dialetto tipico del luogo-spiega l'autore- - una lingua che e' a metà tra il salernitano e il lucano. Protagonista del romanzo e' un eroe del luogo, Filippo Gagliardi, nella vita zio dell'autore.
Gagliardi rappresenta la storia degli emigranti in Venezuela, di una numerosa ondata di italiani che, in particolare dal Sud, andarono a cercare fortuna in America. Gagliardi e' uno di questi. Divenuto ricco torna a Montesano per investire gran parte del patrimonio in opere pubbliche e beneficenza.
“Con questo romanzo intendo recuperare le radici della mia terra, ritrovare la memoria storica “ aggiunge Felice De martino. La Repubblica diventa così, in luoghi reali ( la cattedrale costruita da un capomastro locale e dai suoi operai, << un vero pugno nell'occhio ma altrettanto rappresentativo>>) una identità immaginaria. Il segno possibile del riscatto di una dignita' ricercata. Le suggestioni ed i ricordi dell'autore sono narrati dal punto di vista del narratore bambino, con lo sguardo disincantato e facilmente impressionabile dagli eventi.
Il romanzo di Felice De Martino e' solo un primo passo in un progetto più ampio: costruire un museo, un centro studi dedicato a Filippo Gagliardi, tale che possa aprire scambi culturali ed iniziative tra l'Italia e gli italiani emigrati in Sudamerica.
In Venezuela vi sono già alcuni di questi centri aggiunge De Martino. Come nel romanzo, nella ,favola vera, di Montesano, il riscatto della provincia comincia dal recupero della memoria.
Un volume avvincente per quanti hanno voglia di riscoprire atmosfere e sensazioni di una terra che il tempo ha conservato liberandole sulle pagine che Felice De Martino ha riempito con amore.


Da CRONACHE DEL MEZZOGIORNO
Mercoledi' 3 Aprile 1996


Felice De Martino autore de “La Repubblica dei Gigli Binchi”
Arriva lo zio d'America
Montesano sulla Marcellana paese della speranza

La Repubblica dei Gigli Bianchi non e' mai esistita. O meglio, a ben cercare, esiste in ognuno di noi in quel territorio inesplorato della coscienza dove le speranze ed i desideri si confondono fatalmente con la realtà. "La Repubblica dei Gigli Bianchi ", grazie a Felice De Martino, non e' più una metafora della realta', un paese che non c'e': in poco meno di duecento pagine di un libro prezioso come pochi, il lettore può conoscere l'ebbrezza di un viaggio entusiasmante del quale l'autore indica la partenza e l'arrivo lasciando alla sensibilità di chi legge l'itinerario più vicino al proprio modello estetico. Si parte da Montesano sulla Marcellana, un piccolo borgo del salernitano. Un paesino che ha conosciuto da sempre la diaspora dell'emigrazione, dove di sera accanto al camino si sedeva "guardando l'ardere della legna, pensando ai padri lontani, immigrati al caldo di una terra senza e misteriosa, a lavorare in altro continente, lontani... a Caracca, terra di venezuela" Di lì si parte, da un paesino ricco solo di donne e bambini che aspetta un arrivo importante, il "grande arrivo" dello zio Filippo emigrato in Venezuela anni addietro che ritorna a casa per Natale. Filippo Gagliardi e' il protagonista del romanzo di De Felice, emigrato in Sud America giovanissimo, in pochi anni divenne ricchissimo e potentissimo e, come tutti i figli del meraviglioso Sud, non dimenticò mai la terra che gli aveva dato i natali. Negli anni cinquanta Gagliardi torna a Montesano sulla Marcellana e lì' investe gran parte della fortuna accumulata in America. Pian piano quel paesino del profondo sud diventa una sorta di Eldorado, un gioiello tra la desolazione piu' antica. La magia di un sogno ad un certo punto sta per concretizzarsi addirittura con la creazione di una repubblica indipendente. L'autore, Felice de Martino, che era un bambino al tempo della storia narrata, ripercosse nel suo affascinante volume, le tappe di questo sogno. Il linguaggio e' franco e spontaneo come quello di chi assiste a ciò che accade attorno a sè senza stupirsi e senza tentare una improbabile lettura, che quella che la psicoanalisi contrabbanda come verità scientifica. L'arrivo di zio Filippo e' annunciato da qualcosa di veramente insolito "in tutti i rioni di Montesano si respirava un'aria diversa, stavano comunque arrivando i soldi e progetti nuovi per tutti... Tutti chiedevano notizie di zio Filippo, il sindaco in testa".
Tutto un fervore di domande, un ansia mai dissimulata, un interesse che sembrava aver risvegliato di colpo la vecchia cittadinanza. Il commento migliore sulla situazione fu del nonno dell'autore "i soldi fanno venire la vista ai cecati", ripeteva don Giuseppe infastidito da tanto improvviso interesse.
Tanta attesa non venne delusa. Zio Filippo, arrivò e, da allora, la vita di Montesano cambio' di colpo. Cosi', in breve tempo, Filippo Gagliardi e la sua corte formata in gran parte da cugini e familiari, divenne famosa in tutto il Vallo del Diano. La "Repubblica dei Gigli Bianchi" era instaurata.
"A Polla abbiamo problemi molto seri - riferiva al "governatore" Gagliardi il sindaco della cittadinanza limitrofa - vorremmo approfittare della vostra sensibilità di uomo del Vallo del Diano per chiedervi do aiutare anche il nostro comune". Inutile aggiungere che, seduta stante, Gagliardi elargi' un sostanzioso prestito alla delegazione di Polla. Il volume continua così, come un avvincente racconto di un tempo dove il sogno di riscatto di un popolo si concretizzò attraverso il sogno realizzato di un uomo solo. Fino all'ultimo capitolo, dove la parola "fine" balena nella devastazione di una guerra civile e di un destino sconosciuto.

DA " L'ALTRA CITTA"
Settembre 1996


Incontro con Felice De Martino alla sua opera prima
LA REPUBBLICA DI ZIO FILIPPO
Un viaggio nei ricordi di un bambino che racconta l'avventura di un giovanissimo emigrante divenuto ricco e potente

"Sbagliereste a cercarla su una carta geografica. La Repubblica dei Gigli Bianchi non e' stata mai ufficialmente fondata. Per avere qualche speranza di trovarla dovete cercare dentro di voi, dove spaziano, senza confini, le speranze e i desideri del cuore. Il limbo della ragione fantastica, che rende possibile anche la piu' incredibile delle favole". Cosi' l'autore presenta il suo romanzo: un viaggio nei ricordi di un bambino che racconta l'avventura di un giovanissimo emifrante, suo zio Filippo Gagliardi, divenuto ricco e potente. Una storia, una favola, un sogno tra il Venezuela e un piccolo paese del salernitano, Montesano sulla Marcellana. Incontriamo l'autore Felice De Martino che ha dato alle stampe il suo primo romanzo con la casa editrice Pironti.
- Come nasce l'esigenza di raccontare e raccontarsi?
Ho raccontato questa storia perche' mi appartiene e quindi avevo il desoderio di comunicarla aglia altri. Scrivere e' anche liberarsi, trasferire la propria condizione interiore. Ho sempre vissuto queste storie come una favola, la favola della mia vita, purtroppo e' anche, per certi aspetti, dura e crudele.
- Nel romanzo il protagonista e' l'esempio del pioniere dell'uomo che si fa da se', il self made man. L'incarnazione del successo identificato in ricchezza e potere ma si caratterizza anche per una continua competizione sostituzionale alle istituzioni, allo Stato, a fianco della povera gente: da dove nasce questa contraddizione?
Nasce dal bisogno di quegli anni, dalle esigenze e dalla sensibilita' del protagonista che ad un certo punto afferma " se non intervengo io, nel Cilento l'acqua la berranno nel 2000..." Filippo Gagliardi, oltre ad essere un potente, riesce ad interpretare le esigenze e quindi a soddisfare i bisogni primari della povera gente. Regala cibo, un lavoro, un tetto, tutto quello che lui non aveva mai avuto e nessuno gli poteva dare...
... Allora Cristo veramente si era fermato ad Eboli?
Forse anche a qualche chilometro primoa. Levi e' stato ottimista.
- Un tema ricorrente e' quello delle radici, del paese natio, delle tradizioni, della memoria. Quanto sono importanti questi valori nell'economia della storia e della nostra vita?
Per me, sono fondamentali. Sono valori che fanno parte del concetto della grande madre, della propria infanzia. Le radici sono la tua vita, il tuo luogo della memoria. Ogni popolo, ogni cittadino ha un'area culturale di appartenenza, che ti lega, ti predestina. Per questo sto scrivendo un libro sul mio mondo, sul Cilento, e spero in futuro di descrivere le metropoli, il nuovo modo di comunicare, le nuove interazioni.
- Cosa ha rappresentato l'America negli anni ' 50 per tanti emigranti come zio Filippo e perche' adesso e' cosi' difficile essere accoglienti, ospitare, contaminare ed essere contaminati?
Non avendo molta alternativa, per sopravvivere dovevno emigrare, passare l'Atlantico. Il fenomeno dell'emigrazione ha radice lontane: e' nato con l'unita' d'Italia. Oggi emigrare e' il continuo passaggio dalla periferia al centro, dal Sud al Nord, dai piccoli centri alle metropoli anche se e' un fenomeno che ci riguarda marginalmente. Siamo figli di una generazione ricca, nonabbiamo vissuto direttamente l'esperienza del passaggio, dell'emigrazione, percio' non riusciamo a capire i disagi e le differenze di tanti ragazzi di colore.
- L'innamoramento sembra mancare nella tua Repubblica, e' sopraffatto da una cultura di conquista, troppo maschilista...
... Nel romanzo si respira la cultura di Filippo Gagliardi che vede l'innamoramento come debolezza, una limite alla liberta' individuale, un vincolo. I pionieri devono essere liberi, rassicurati dai valori materiali non dai setimenti. Io ho riportato fedelmente la sua filosofia anche se nella storia Felice si innamora di Mrinella e non e' nemmeno contraccambiato.
- La Repubblica dei Gigli Bianchi e' morta, e' finita con zio Filippo?
Non puo' finire una cosa che non e' mai nata, specialmente dal punto di vista istituzionale. Resta, pero' il sentimento, quello spirito di solidarieta' che ha pervaso quel periodo. Non e' fittizio o aleatorio, lo si vede nelle opere, nei segni architettonici, nei volti degli uomini di Montesano, del Vallo di Diano, del Cilento. E' servita a dimostrare. come diceva zio Filippo, che se uno "vuole puo' fare una cosa", un messaggio di grande speranza.


 

 

 

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